
Seduto sullo sgabello messo nell’angolino più buio del magazzino, gustavo la seconda sigaretta della mattinata, avevo bevuto il secondo caffè preso dalla macchinetta del distributore con le monetine di resto che mi ritrovavo in tasca dopo aver comprato le sigarette dal tabaccaio di fronte al supermercato. Il primo ero riuscito a farmelo a casa nonostante la piccola Fefè non volesse svegliarsi per accompagnarla a scuola.
Avevo ancora la faccia assonnata e nonostante si fossero già fatte le nove del mattino le pieghe del cuscino stampate sul viso non davano segno voler andare via.
Spengo la cicca della sigaretta nel bicchierino di plastica ancora sporco del mio caffè e mi avvio sbadigliando verso il reparto detersivi, avevo ancora un milione di scatoloni di ammorbidente da sistemare, oggi iniziava l’offerta del tre per due e dovevo sistemarli nello scaffale più alto per non farli vedere facilmente.
Le signore dovevano essere distratte da quello più caro e meno smerciabile.
Mi strofino un altro poco gli occhi con la speranza che le pieghe del cuscino fossero sparite e rassegnato prendo la scala e mi avvio.
Alberto il mio collega si avvicina con un sorriso stampato sulla faccia che non mi piace, quando ha questo tipo di sorrisetto intuisco che c’è sicuramente qualcosa che lo fa divertire, ed il soggetto in questione sono sicuramente io.
“Ehilà… ben arrivato! Indovina chi ti sta aspettando al secondo scaffale?”
Faccio finta di non aver capito. Avevo capito benissimo.
“La signora Silvana ti sta aspettando, mi ha chiesto di te”
Sorrido forzatamente.
“Non potevi aiutarla tu, visto che ti trovavi da quelle parti?”. Rispondo di rimando.
Fa una smorfia abbassando la testa di lato. “Mi ha chiesto di te e quindi non volevo deluderla”.
La sua faccia da schiaffi sorrideva.
Certo, certo.
“Va bene, grazie Alberto. Andrò subito a vedere di cosa ha bisogno”.
Mi avvio rassegnato verso quel secondo scaffale maledetto. Lo sapevo che la mattinata sarebbe stata difficile e terribilmente lunga.
Eccola li, piegata in due quasi a toccare le ginocchia a terra, sta cercando non so che diavolo proprio nell’ultimo scaffale in basso disponibile.
Il suo didietro in bella vista mi saluta sorridente. Mi avvicino facendo rumore con la scala per annunciare il mio arrivo, si gira, continuando a rimanere in quell’assurda posizione, mi schiocca un sorriso a trentadue denti.
“Eccoti, cercavo proprio te!”
Lo so... Pensai. Ma perché non si alza?
“Stavo cercando quell’ammorbidente in offerta di cui mi avevi accennato l’altro giorno”
Finalmente si stava alzando. Peccato che durante l’operazione ha lasciato intravedere lo spacco della gonna. L’ha fatto apposta?
Nulla da ridire sulla signora Silvana. Bella donna. Un po’ avanti con l’età. Rimasta sola dopo il divorzio con il suo ex marito dieci anni fa, bisognava di attenzioni.
Troppo appiccicosa per i miei gusti.
Non era il caso di buttarsi così a terra. Ci sarebbe stato sicuramente qualcun altro che sarebbe riuscito a far fronte a questo bisogno impellente della signora Silvana.
“Eccoli qui Signora, ne ho proprio due scatoloni pronti per lei”
Rise di cuore. Per così poco?
“Oh no!, caro, due scatoloni sono troppi. Prenderò solo un paio di flaconi. Grazie” disse con il solito sorriso a trentadue denti “Sei un caro ragazzo!”Tocca il mio braccio con la mano dalle unghie lunghissime laccate in rosso.
“Perché non te ne fai una scorta pure tu? Potrebbe aiutarti ad ammorbidirti un po’”.
Rimasi impietrito da quell’audacia mattutina.
Prende in silenzio i suoi due ammorbidenti e si avvia verso la cassa sculettando come sempre. Sorrido.
Sembra un film alla Pierino anni ottanta.
Armo di pazienza la mia persona e finalmente mi accingo a spacchettare i cartoni e provare a lavorare in pace.
Il mio pensiero vaga e senza avvisarmi mi riporta a qualche ora prima, quando aprendo la porta della cameretta di Fefè l’avevo trovata mezza riversa sul pavimento.
Fefè aveva il vizio di muoversi troppo durante il sonno, spesso durante la notte mi svegliavo preoccupato e andavo a controlla che non si fosse buttata giù dal letto facendosi male sul serio.
Oggi pomeriggio sono libero, dopo pranzo la porto a fare una passeggiata in spiaggia, e faremo volare l’aquilone che abbiamo comprato domenica, ne sarà contenta.
Ripensando alla mia piccola, il viso mi si illumina di tenerezza e senza accorgermene comincio a fischiettare concentrato sul lavoro.
Se riesco a finire presto di sistemare questi benedetti ammorbidenti finirò la mattinata lavorando alla cassa, la preferisco, il tempo mi passa prima.
“Hey tu!”
Ancora appollaiato sulla scala, abbasso la testa e vedo la bambina. Oh No!.Penso
Quella non era una solita bambina, quella era “La Bambina”.
Una piccola ladruncola che si divertiva a fare scherzetti rubando detersivi e shampoo vari.
Ma la piccola non è una tipica ladruncola qualsiasi, la signorina è particolarmente furba.
Viene al supermercato, un giorno si e uno no, con in mano un vecchio flacone ripieno di acqua ed eludendo la cassiera , dicendole di aver sbagliato prodotto scambia quello truccato con quello originale.
Io me ne sono accorto da tempo.
Tutti se ne sono accorti da tempo.
Evidentemente la spesa che fa la madre settimanalmente è più importante di uno stupido shampoo o balsamo rubato.
Mi chiedo se non sia in combutta con la madre. Possibile che non si accorga di avere uno shampoo che mai si consuma?
“Dimmi piccola” la guardo dall’alto. Dall’alto mi giunge una fantastica idea.
Era ora di finirla con questa storia.
“Mia madre ha sbagliato ammorbidente, ho già chiesto alla cassiera e mi ha detto che posso cambiarlo” Va bene che era solo una bambina, ma quella vocina mi faceva saltare i nervi.
“Certo piccola fai pure, aspetta che ti aiuto” Scendo dall’alto della mia scala e con non chalance muovo il braccio colpendola leggermente, stando attento a non farle male, facendole cadere il flacone a terra.
Naturalmente questo si apre e tutto il contenuto si versa sul pavimento.
Avrò da lavare ed asciugare, ma il gioco vale la candela.
“Oh! Mi dispiace piccola, ti sei fatta male?”
“No, no sto bene”
“Scusami tanto, non l’ho fatto apposta piccola”
Dopo aver controllato in modo teatrale che non si fosse fatta male guardo verso il pavimento.
“Che strano ammorbidente ha comprato la tua mamma, sembra quasi sia acqua, di solito non prende quello blu?”
Rivolgo lo sguardo verso il flacone vuoto ed effettivamente era quello blu.
Guardo la ladruncola ed il suo viso si colora di un rosso fosforescente.
La guardo seriamente.”E’ il caso che io riferisca al proprietario del supermercato questo avvenimento?”
La ladruncola con gli occhi pieni di lacrime scappa e se la da a gambe levate.
Sorrido soddisfatto. Spero sia stata la sua ultima rapina.
Mi avvio verso il magazzino a prendere secchio e mocio e ricomincio a fischiettare.
Oggi mi sento il giustiziere del secondo scaffale a destra.
Non finirò la mattinata lavorando alla cassa, ho tutta l’area detersivi da asciugare.
Oggi sono soddisfatto ed è meglio che il sole rimanga tutto il pomeriggio a splendere altrimenti ce ne sarà pure per lui.
La mia piccola Fefè non rimarrà delusa.