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Utente: PassoDiBradipo
Per ora guardo il mare.
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martedì, 23 giugno 2009

Non accendo mai la luce dell’ingresso, quella condominiale me ne da abbastanza per 3 minuti.

Illumina l’entrata del mio appartamento per 20 centimetri.

E’ sufficiente.

Chiudo la porta a chiave, sono ancora al buio. A due passi c’è l’interruttore.

Non ci sono arrivata.

Al secondo inciampo su qualcosa. Un dolore lancinante al mignolo destro del piede.

Cado a terra.

Con le mani tocco subito la parte dolorante, lamentandomi.

Cerco di capire su cosa sono incappata. Allungo le braccia, brancolo nel buio.

E’ l’appendiabiti.

Cosa ci fa l’appendiabiti a terra?

Mi alzo, appoggio le mani sul muro. Finalmente riesco ad accendere la luce.

Rimango immobile. Per tanto tempo.

Apro e chiudo gli occhi. Informazioni discordanti arrivano al mio cervello.

Il miagolio del gatto riesce a riportarmi alla realtà.

Cappotti ammassati a terra, come animali al freddo in cerca di calore reciproco.

Quadri a terra, appoggiati a muro, come un treno di immagini in velocità sostenuta.

Un confine di polvere sul mobile a parete, ricorda il peso di qualcosa che non lo protegge più.

Seguo il gatto in cucina, come una visita guidata nella casa degli orrori.

Pensili sventrati mi danno il bentornato.

Pentole scaraventate a terra, come matriosche, riflettono i miei occhi sbarrati ancora increduli.

Sangue nero di caffè gocciola dal piano cottura. Ha formato un lago già coagulato.

Mi avvio in camera da letto, come un automa, accompagno in processione il feretro delle mie certezze.

Armadi a gambe larghe, come donne stuprate lasciate in mostra. Dilaniate, derise da un pubblico di cassetti dalle bocche aperte. A vomitare sulla scena, il contenuto di una cena non ancora digerita.

Mi accuccio sul letto, l’unica cosa rimasta intatta, stringo le ginocchia sul petto .

Mi dondolo.

Faccio oscillare la speranza di un risveglio da quella che è una giostra dell’orrido.

postato da: PassoDiBradipo alle ore 01:47 | Link | commenti (4)
categoria:racconti sparsi
sabato, 13 giugno 2009

Da quanto sono qui seduta sul balcone?, guardo il mare, di solito mi rilassa, mi fa pensare. Non ci riesco. Sento ancora le guance calde e rosse dalla rabbia. Ma come ho potuto essere così cieca?

Lei.

Quante milioni di volte l’ho ascoltata e consolata! pomeriggi interi a parlare dei suoi problemi, delle sue ansie e di tutti quegli stronzi che ha conosciuto. Dieci anni di amicizia buttati così, per poi cosa? Un uomo. Il mio uomo. E poi dicono che tra donne c’è solidarietà.

 

- Oggi ho spedito una mail a Federico, gli ho scritto che ci manca e che non vediamo l’ora che torni.

 

Convinta e nascosta dietro le mie certezze, le ho rese inconfutabili, indiscutibili.

Porca miseria! Come vorrei riuscire a tornare indietro nel tempo!

 

- Oggi ho sentito Federico, volevo chiedergli un consiglio da uomo sul comportamento che sta avendo Giovanni. Ci conosciamo da così tanto tempo, sono sicura mi darà delle ottime dritte.

Il mare si è calmato adesso che è tramontato il sole. Le onde si infrangono piano sulla battigia anche loro vittime di eventi non controllabili.

 

- Stai zitta! Stai zitta! Come hai potuto tradirmi così? Tu? La mia migliore amica che corteggia il mio ragazzo di nascosto? Smettila di giustificarti non hai scuse!

 

C’è uno che ancora corre in spiaggia. Vorrei essere al suo posto, con qualche chilo in meno magari, ma senza quest’angoscia che mi si e’ scaraventata addosso.

 

- Amore, vado a prendere il caffè con Alessia.

 

- Perché esci sempre con Alessia? Ma non hai altre amiche?

 

- Perché mi dici così? Che novità è questa, lo sai che è la mia amica da anni.

 

- Non mi piace a volte, lo sai che non approvo spesso il suo comportamento con i ragazzi. Si atteggia sempre e il suo modo di parlare a volte mi indispone.

 

- Dai! Lo sappiamo che è fatta così, l’importante che non fa del male a nessuno.

 

- Lo spero tanto, credimi. Vorrei che si desse una calmata.

 

- Dai ammettilo che sei geloso perché passo tanto tempo con lei. Lo sai che ti vuole bene, cerca sempre te per darle consigli! L’opinione che tu hai di lei non è la stessa che lei ha su di te. Se ti sentisse parlare così ci rimarrebbe male.

 

- Appunto, non è normale che mi cerca sempre, io non lo farei con la donna di un mio amico.

 

- Ma cosa dici! Sei il solito egocentrico e pensi subito male! Lo sai che ti adora come un amico.

 

 

Vorrei lasciarmi andare in quell’oblio muto, mettere il cervello in un posto asettico e spegnerlo. Più vado a vanti con i ricordi e i dettagli e più mi si fonde la testa.

 

-Perdonami, non mi sono resa conto. Ero in uno stato confusionale, non stavo bene ed ho cercato di aggrapparmi a lui, che è sempre stato gentile con me.

 

-Ma che cosa ti è saltato in mente? Lui era gentile con te perché IO gli ho quasi imposto di esserlo! Perché eri la mia migliore amica!

 

-E poi io dico… cosa cavolo volevi ottenere? Ci hai pensato alle conseguenze? Hai pensato al fatto che mi avresti persa? Eri addirittura sicura di poterlo conquistare e togliermelo? Guardati …Adesso sei rimasta sola.

 

Finalmente sono riuscita ad alzarmi da questa sedia, vado a prendermi un fazzoletto, non riesco a respirare, mi devo soffiare il naso. Metto un po’ le mani sotto l’acqua corrente, sento la pelle bruciare come se avessi la febbre. Mi lavo il viso con l’acqua fresca.

Adesso vorrei trovare qualcosa che mi faccia calmare i crampi allo stomaco.

 

Federico mi aveva telefonato nel primo pomeriggio.

 

- Tesoro, hanno rimandato la riunione, sarò a casa in meno di un’ora. Ti va di passare da me, o sei con Alessia?

 

- No, sono rimasta a casa. Ho detto ad Alessia che oggi non avevo voglia di uscire. Volevo finire di leggere quel libro che mi hai regalato. Visto che non hai più la riunione vengo da te, ho voglia di vederti.

 

- Ok. Cucciola, ti aspetto a casa.

 

Se fossi uscita con lei questo maledetto pomeriggio, magari ci avrebbe ripensato, chissà forse si sarebbe resa conto… avrebbe capito di commettere una stupidaggine e che nulla era più importante della nostra amicizia.

 

- Eccomi qui. Che ne dici di approfittarne per andare a farci un bel giretto in barca? Io, in ogni caso mi sono portata il costume.

 

- Aspetta, siediti un attimo.

 

- Che hai? Hai una faccia strana…

 

- Leggi, l’ho ricevuto dieci minuti fa.

 

Quel momento continua a ripetersi nella mia testa all’infinito. Un fermo immagine. Io che mi siedo. La consapevolezza. Diecimila volte ho letto quel dannato messaggio. Diecimila volte.

 

“Ciao Federico, mi sono resa conto che sei l’unico uomo che mi sia sempre stato vicino. Ti penso in continuazione. Credo di amarti.”

 

Il messaggio è di Alessia.

 

- Devo andare. Ci vediamo stasera.

 

- Vai da lei? Vuoi che ti accompagni?

 

- No, è compito mio.

 

- Ok. Ti Amo.

 

- Ti Amo anch’io.

postato da: PassoDiBradipo alle ore 21:59 | Link | commenti (2)
categoria:
mercoledì, 14 gennaio 2009

Seduto sullo sgabello messo nell’angolino più buio del magazzino, gustavo la seconda sigaretta della mattinata, avevo bevuto il secondo caffè preso dalla macchinetta del distributore con le monetine di resto che mi ritrovavo in tasca dopo aver comprato le sigarette dal tabaccaio di fronte al supermercato. Il primo ero riuscito a farmelo a casa nonostante la piccola Fefè non volesse svegliarsi per accompagnarla a scuola.

Avevo ancora la faccia assonnata e nonostante si fossero già fatte le nove del mattino le pieghe del cuscino stampate sul viso non davano segno voler andare via.

Spengo la cicca della sigaretta nel bicchierino di plastica ancora sporco del mio caffè e mi avvio sbadigliando verso il reparto detersivi, avevo ancora un milione di scatoloni di ammorbidente da sistemare, oggi iniziava l’offerta del tre per due e dovevo sistemarli nello scaffale più alto per non farli vedere facilmente.

Le signore dovevano essere distratte da quello più caro e meno smerciabile.

Mi strofino un altro poco gli occhi con la speranza che le pieghe del cuscino fossero sparite e rassegnato prendo la scala e mi avvio.

Alberto il mio collega si avvicina con un sorriso stampato sulla faccia che non mi piace, quando ha questo tipo di sorrisetto intuisco che c’è sicuramente qualcosa che lo fa divertire, ed il soggetto in questione sono sicuramente io.

“Ehilà… ben arrivato! Indovina chi ti sta aspettando al secondo scaffale?”

Faccio finta di non aver capito. Avevo capito benissimo.

“La signora Silvana ti sta aspettando, mi ha chiesto di te”

Sorrido forzatamente.

“Non potevi aiutarla tu, visto che ti trovavi da quelle parti?”. Rispondo di rimando.

Fa una smorfia abbassando la testa di lato. “Mi ha chiesto di te e quindi non volevo deluderla”.

La sua faccia da schiaffi sorrideva.

Certo, certo.

“Va bene, grazie Alberto. Andrò subito a vedere di cosa ha bisogno”.

Mi avvio rassegnato verso quel secondo scaffale maledetto. Lo sapevo che la mattinata sarebbe stata difficile e terribilmente lunga.

Eccola li, piegata in due quasi a toccare le ginocchia a terra, sta cercando non so che diavolo proprio nell’ultimo scaffale in basso disponibile.

Il suo didietro in bella vista mi saluta sorridente. Mi avvicino facendo rumore con la scala per annunciare il mio arrivo, si gira, continuando a rimanere in quell’assurda posizione, mi schiocca un sorriso a trentadue denti.

“Eccoti, cercavo proprio te!”

Lo so... Pensai. Ma perché non si alza?

“Stavo cercando quell’ammorbidente in offerta di cui mi avevi accennato l’altro giorno”

Finalmente si stava alzando. Peccato che durante l’operazione ha lasciato intravedere lo spacco della gonna. L’ha fatto apposta?

Nulla da ridire sulla signora Silvana. Bella donna. Un po’ avanti con l’età. Rimasta sola dopo il divorzio con il suo ex marito dieci anni fa, bisognava di attenzioni.

Troppo appiccicosa per i miei gusti.

Non era il caso di buttarsi così a terra. Ci sarebbe stato sicuramente qualcun altro che sarebbe riuscito a far fronte a questo bisogno impellente della signora Silvana.

“Eccoli qui Signora, ne ho proprio due scatoloni pronti per lei”

Rise di cuore. Per così poco?

“Oh no!, caro, due scatoloni sono troppi. Prenderò solo un paio di flaconi. Grazie” disse con il solito sorriso a trentadue denti “Sei un caro ragazzo!”Tocca il mio braccio con la mano dalle unghie lunghissime laccate in rosso.

“Perché non te ne fai una scorta pure tu? Potrebbe aiutarti ad ammorbidirti un po’”.

Rimasi impietrito da quell’audacia mattutina.

Prende in silenzio i suoi due ammorbidenti e si avvia verso la cassa sculettando come sempre. Sorrido.

Sembra un film alla Pierino anni ottanta.

Armo di pazienza la mia persona e finalmente mi accingo a spacchettare i cartoni e provare a lavorare in pace.

Il mio pensiero vaga e senza avvisarmi mi riporta a qualche ora prima, quando aprendo la porta della cameretta di Fefè l’avevo trovata mezza riversa sul pavimento.

Fefè aveva il vizio di muoversi troppo durante il sonno, spesso durante la notte mi svegliavo preoccupato e andavo a controlla che non si fosse buttata giù dal letto facendosi male sul serio.

Oggi pomeriggio sono libero, dopo pranzo la porto a fare una passeggiata in spiaggia, e faremo volare l’aquilone che abbiamo comprato domenica, ne sarà contenta.

Ripensando alla mia piccola, il viso mi si illumina di tenerezza e senza accorgermene comincio a fischiettare concentrato sul lavoro.

Se riesco a finire presto di sistemare questi benedetti ammorbidenti finirò la mattinata lavorando alla cassa, la preferisco, il tempo mi passa prima.

“Hey tu!”

Ancora appollaiato sulla scala, abbasso la testa e vedo la bambina. Oh No!.Penso

Quella non era una solita bambina, quella era “La Bambina”.

Una piccola ladruncola che si divertiva a fare scherzetti rubando detersivi e shampoo vari.

Ma la piccola non è una tipica ladruncola qualsiasi, la signorina è particolarmente furba.

Viene al supermercato, un giorno si e uno no, con in mano un vecchio flacone ripieno di acqua ed eludendo la cassiera , dicendole di aver sbagliato prodotto scambia quello truccato con quello originale.

Io me ne sono accorto da tempo.

Tutti se ne sono accorti da tempo.

Evidentemente la spesa che fa la madre settimanalmente è più importante di uno stupido shampoo o balsamo rubato.

Mi chiedo se non sia in combutta con la madre. Possibile che non si accorga di avere uno shampoo che mai si consuma?

“Dimmi piccola” la guardo dall’alto. Dall’alto mi giunge una fantastica idea.

Era ora di finirla con questa storia.

“Mia madre ha sbagliato ammorbidente, ho già chiesto alla cassiera e mi ha detto che posso cambiarlo” Va bene che era solo una bambina, ma quella vocina mi faceva saltare i nervi.

“Certo piccola fai pure, aspetta che ti aiuto” Scendo dall’alto della mia scala e con non chalance muovo il braccio colpendola leggermente, stando attento a non farle male, facendole cadere il flacone a terra.

Naturalmente questo si apre e tutto il contenuto si versa sul pavimento.

Avrò da lavare ed asciugare, ma il gioco vale la candela.

“Oh! Mi dispiace piccola, ti sei fatta male?”

“No, no sto bene”

“Scusami tanto, non l’ho fatto apposta piccola”

Dopo aver controllato in modo teatrale che non si fosse fatta male guardo verso il pavimento.

“Che strano ammorbidente ha comprato la tua mamma, sembra quasi sia acqua, di solito non prende quello blu?”

Rivolgo lo sguardo verso il flacone vuoto ed effettivamente era quello blu.

Guardo la ladruncola ed il suo viso si colora di un rosso fosforescente.

La guardo seriamente.”E’ il caso che io riferisca al proprietario del supermercato questo avvenimento?”

La ladruncola con gli occhi pieni di lacrime scappa e se la da a gambe levate.

Sorrido soddisfatto. Spero sia stata la sua ultima rapina.

Mi avvio verso il magazzino a prendere secchio e mocio e ricomincio a fischiettare.

Oggi mi sento il giustiziere del secondo scaffale a destra.

Non finirò la mattinata lavorando alla cassa, ho tutta l’area detersivi da asciugare.

Oggi sono soddisfatto ed è meglio che il sole rimanga tutto il pomeriggio a splendere altrimenti ce ne sarà pure per lui.

La mia piccola Fefè non rimarrà delusa.

postato da: PassoDiBradipo alle ore 21:41 | Link | commenti (17)
categoria:racconti sparsi
lunedì, 12 gennaio 2009

Il solito CD suonava sul lettore musicale mentre Alessio stava seduto sul suo divano sgangherato .

Cercava di fare mente locale sulla giornata appena trascorsa tra la solita routine e l’assenza di novità. C’era una cosa che non riusciva a ricordare, qualcosa che gli era sfuggito durante la serata. In particolare cercava di ricostruire il momento in cui l’aveva incontrata.

“Hey! Ma che fine hai fatto? Era da un sacco che non ti vedevo in giro!”

Alessio rimase un attimo stupito dall’entusiasmo che aveva mostrato quella ragazza nel rivederlo dopo non si sa quanto tempo. Quanto tempo poi? Non se lo ricordava nemmeno lui, ma la cosa più strana oltre a non ricordare il tempo trascorso dall’ultima volta che l’aveva vista era piuttosto questa inaspettata accoglienza.

Alessio si massaggiò per un attimo il mento “Non saprei Giovanna, ti direi una bugia se ti dicessi che  sono stato fuori città”

Mettendosi una mano in tasca rispose “Sono stato a casa, ho avuto dei lavori da fare ed ho dovuto occuparmene intensamente.”

“ah..!” rispose lei. “Pensavo avessi qualcosa di più interessante da raccontarmi.”

Alessio fece spallucce ribattendo “Pazienza, vuol dire che non ho niente di nuovo da esporre.”

Adesso aveva capito perché avesse provato stupore nell’accoglienza di lei, quella ragazza le era sempre stata stranamente antipatica. Solo che col passare del tempo la cosa era rimasta in sospeso, anche perché aveva sempre mille cose da fare e andare appresso ad un’antipatia infondata non lo attraeva particolarmente.

“Che peccato, spero la prossima volta che ti incontro avrai qualche novità di cui parlare.”

Ecco perché non la sopportava. Ogni volta che si imbatteva in Giovanna, lei aveva sempre interesse nel chiedergli novità entusiasmanti della sua vita, e lui puntualmente non aveva mai nessuna novità.

E poi non riusciva a capire del perché questo interesse nei suoi confronti.  Ma quando mai gli aveva dato motivo di interessarsene?

“Adesso vado” disse Giovanna, “Devo fare un po’ di spesa che ho cambiato casa, ed ho la dispensa completamente vuota.”

Ma chi te lo ha chiesto? Ecco un altro particolare della ragazza, dava sempre risposte a domande mai formulate.

“Allora divertiti e… alla prossima” Spero il più lontano possibile. Disse a se stesso.

Tornando con la testa nel suo salotto Alessio si chiedeva del perché quella ragazza le era rimasto in testa per tutta la durata della sua cena, che amava consumare in silenzio. Oltretutto non contenta Giovanna aveva anche assistito alla sua doccia ed al film che avevano dato quella sera in tv. Non contenta era tornata imperterrita durante la pubblicità.

Si sdraiò sul divano mettendosi il più comodo possibile. Era il caso di capire il perché dei continui pensieri e dell’insistenza di Giovanna a rimanere nella sua testa.

Giovanna era un tipo strano, un po’ fuori dagli schemi, sempre molto sorridente quasi a sembrare un’oca giuliva starnazzante su un laghetto di montagna.

Non le aveva mai dato peso più di tanto, aveva sempre altri pensieri per la testa ed altro di cui occuparsi.

Ricordava di Giovanna come di una ragazza molto carina e sempre al centro dell’attenzione di tutti i ragazzi della comitiva. Quest’ultimo particolare aveva alimentato la sua antipatia nei confronti di lei. Alessio non aveva mai cercato di competere con nessun maschio del gruppo, chissà perché ma sempre davanti ad una gara, di qualsiasi tipo fosse, lui non aveva mai partecipato. Davanti alla competizione si sentiva automaticamente superiore. Quindi, non c’era storia.

Il sonno e la stanchezza presero il sopravvento, tirandosi sul corpo ancora vestito il plaid, decise di rimanere a dormire sul divano, tanto fra poche ore si sarebbe alzato per andare a lavoro e ricominciare la solita noiosa giornata.

 

Continua…

postato da: PassoDiBradipo alle ore 22:27 | Link | commenti (5)
categoria:racconti sparsi
venerdì, 13 giugno 2008

Sguardi che si attraversano,

“Che cosa vedi? Cosa ci trovi?

Perche’ ci si chiede qualcosa di cui non si conosce il significato?

Perche’ non si riesce a togliere quello sbarramento creato nel corso degli anni?

Cosa c’e’ di male ad esprimere cio’ che si pensa?

E’ una forma di egoismo questo?

Ci si vuole tenere tutto dentro solo perche’ lo si crede prezioso ed infinito?

Ma ci siamo mai chiesti se cio’ che ci portiamo dentro e’ cosi’ raro e sublime da essere quasi obbligati a dividerlo con altri?

Parlo di sensazioni di emozioni nascoste che gridano dentro, perche’ vogliono uscire fuori allo scoperto ed essere liberi di subire le intemperie del tempo e del vento.

Le mani che si stringono possono nascondere una marea di parole, possono trattenere come possono allontanare.

Possono legare come possono anche fare male.

Se solo potessi trovare le parole giuste per esporre le percezioni che attraversano la pelle e la testa . Se solo potessi farti inspirare la mia stessa aria ed espirare le mie stesse incertezze.

L’abbandono totale delle gambe, la resa ed il coraggio di abbassare la testa senza avere paura di perdere il controllo.

Afferra le mie dita e fai di loro cio’ che vuoi.

Legami le mani e guardami la schiena, un paio di ali spiccano il volo, un paio di ali incise per sempre saranno scorte da occhi curiosi.

Ali che non si spezzeranno mai.

La paura di poter dire qualcosa di sbagliato blocca la voglia di esporsi in ogni proprio difetto, l’insicurezza porta a fare tiro al bersaglio con il proprio io.

Ma quando ti sei colpito e fatto il tutto esaurito di te stesso cosa ti resta?

Pensi ci sia un applauso del pubblico?

Poveri illusi.

Il Sogno chiuso in frigo a mantenerlo fresco e non scaduto.

Congelare l’essenza di se e mantenerla negli anni. Chi mai la trovera’?

Non e’ il mio caso.

Abbasso la testa con le mani legate, cedo e piego la schiena in avanti.

Mi arrendo al padrone.

Che possa ammirare la resa ricoperta da ali di liberta’.

Che sia viverti e non incatenarti.

Se solo avessi la certezza che ti puoi fidare.

postato da: PassoDiBradipo alle ore 22:55 | Link | commenti (11)
categoria:
giovedì, 05 giugno 2008

donna al molo2

 

Angelica osservava la nave che prendeva il largo lungo il bordo della banchina dove aveva appena salutato Stefano.
L’ultima lacrima era stata asciugata dal vento marino rigandole il viso.
Strofinò leggermente gli occhi arrossati con la manica della giacca, si volse indietro per tornare al parcheggio dove aveva l’asciato l’auto.
 A testa bassa e con le mani in tasca si strinse nella giacca per proteggersi dal vento .
Si sedette all’interno dell’auto, accese il motore e avviò il sistema per l’aria calda, sentiva freddo, era Giugno, l’atmosfera aveva deciso che quel giorno doveva essere cupo e senza sole, forse per essere solidale con lei, forse perché lei stessa aveva immesso nell’aria ciò che sentiva dentro ed il senso di invernale tristezza.
Appoggiò la testa sul volante chiudendo gli occhi, piccole gocce di pioggia scesero a ticchettare il tetto della macchina, nello stesso istante piccole lacrime si distesero sulle guance.
“perché non mi dici quello che pensi?” disse Stefano.
“vorrei riuscire ad entrare nei tuoi pensieri”.
Angelica  sorpresa dalla domanda fatta a bruciapelo rispose sorridendo velocemente , “Non penso a niente”.
Come poteva dirgli che nonostante fosse passato così poco tempo aveva voglia di vederlo dormire sul proprio petto ed addormentarsi con lui per poi svegliarlo il giorno dopo per sentirsi abbracciare stretta tra le sue braccia e sentirsi al sicuro?
No, non si poteva ancora dire.
Nonostante la paura si era fatta coraggio ed aveva deciso di non permettere a nessuno di decidere cosa farne del suo stesso cuore.
Solo lei ne possedeva la chiave e solo lei avrebbe deciso a chi consegnarla, aveva fatto sempre l’errore di fidarsi di persone sbagliate, ma nonostante tutto era riuscita sempre ad andare avanti e non farsi corrompere dal cinismo e dalla frustrazione dovuta a fallimenti.
Sentiva ancora il suo odore addosso, il tocco delle mani leggere e gli infiniti baci.
“Ste, sai cosa vorrei?” disse lei staccandosi da lui con il cuore in tumulto.
“dimmi” rispose lui con lo sguardo indagatore.
“Vorrei che questa passione non finisse mai.” Chiuse gli occhi dall’imbarazzo.
“E perché mai dovrebbe finire? Lo sai che un fuoco per essere continuo si deve alimentare sempre?”
Lei aprii gli occhi e lo strinse forte a se.
“Si, e’ vero.. ma una barca a vela si ferma se non è più guidata dal vento”
Scostandole i capelli dalla fronte rispose: “ Stellina mia, dove sta il problema? Prenderemo i remi no? E aspetteremo che il vento torni a soffiare sulle nostre vele.”
"Sei riuscito a farmi sentire di nuovo bella, era da tempo che non provavo piu' questa sensazione."
Ad un tratto la paura ombro' i suoi occhi.
 “Tornerai da me? Mi riconoscerai di nuovo quando mi vedrai davanti la tua porta?” disse lei stringendogli il viso tra le mani.
“Non aspetto altro.”rispose lui.
 
Alzò la testa dal volante e si asciugò di nuovo le lacrime di un ricordo ancora vivo e presente nella mente. Come guidata da una energia nuova e da una nuova consapevolezza, un sorriso si affacciò illuminandole il viso, si guardò nello specchietto retrovisore e si accorse che in fondo non c’era niente di cui preoccuparsi, il sole sarebbe tornato a splendere.
Mise le mani sul cambio e si diresse verso casa. “ma dove diavolo ho messo il cannocchiale?”
postato da: PassoDiBradipo alle ore 16:07 | Link | commenti (5)
categoria:racconti di mare
mercoledì, 28 maggio 2008
E’ caduta la fortezza costruita negli anni,
la certezza che cambia nel corso dei tempi,
il desiderio di incontrare quegli occhi, la paura di non poterne mai fare a meno.
Fugaci gli incontri e brevi le parole, la ricerca di te negli spazi tra gli spazi.
Ricordo limpidamente la comunicazione silenziosa, la completa affinità delle nostri menti.
Cosa e’ successo, si e' perduta la memoria di un passato non vissuto ma attaccato alla radice del mio continuo insicuro vivere.
L'immatura senzazione di una sicurezza mai cercata.
Un punto fisso solo tralasciato.
L'arrivo dello sbaglio, la voglia di rimediare.
Troppo tardi la nave era gia' salpata.
Ogni anno, uno sguardo di mille istanti.
Ogni anno, una sensazione bellissima sentirsi osservati.
Ogni anno un piccolo rimpianto di come sarebbe stato.
Siamo morti per far rivivere oggi altri due di noi.
Un percorso profondo attraversato da difficoltà, cosa ci ha insegnato la vita in questi 10 anni?
Adesso sono mille istanti in un solo sguardo,
non si sa come ma e’ successo,
un battito di ali al vento ed ecco il tuo ritorno.
Un'altra possibilita' l'universo ha concesso.
non resta che dipingere questa scena su una tela di cristallo,
eterna e sincera per questo nuovo viaggio.
postato da: PassoDiBradipo alle ore 02:02 | Link | commenti (2)
categoria:cio che sono
venerdì, 16 maggio 2008

 

Un blocco iniziale,

la paura del brivido,

l'insicurezza scorreva nella mia mente.

Uno sguardo,

nessuna parola,

una carezza,

la sicurezza ritrovata,

Il sorriso fluisce nei miei pensieri.

Il vento tra le mani,

Il sole di fronte,

l'odore dei campi,

scorre nella mente.

La strada dritta senza meta,

la fiducia dietro le spalle,

la mano tesa di un'aiuto,

continua a scorrere per la testa.

Parole sussurrate all'orecchio,

il completo affidamento,

il calore della certezza

il completo abbandono,

una risata sfocia nella mia mente.

Cambio di posto,

un abbraccio stretto,

due mani che si accarezzano,

vibra nella mia testa.

Grazie

postato da: PassoDiBradipo alle ore 01:49 | Link | commenti (4)
categoria:cio che sono
lunedì, 12 maggio 2008
Fissavo quegli smeraldi cercando di ricordare cosa mi avesse portato a inseguirli di nuovo.
Erano anni che ne avevo perso le tracce, ricordo quando entrarono in mio possesso e con me rimasero per piu’ di qualche mese.
Arrivarono da lontano e non feci nessuno sforzo per ottenerne il dominio.
Oggi me li ritrovo davanti e non so se sara’ difficile riaverli ma so che nel momento in cui riusciro’ a toccarli non andranno piu’ via e questa volta ne avro’ cura.
 
postato da: PassoDiBradipo alle ore 20:17 | Link | commenti (3)
categoria:
sabato, 26 aprile 2008

postato da: PassoDiBradipo alle ore 15:15 | Link | commenti (4)
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